Reintegrazione nel posto di lavoro

22 AGO 20
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Ritengo che il principale problema del Paese sia lagiustizia, prioritario perché influisce pesantemente in tutti i campi: senon funziona produce (o accentua) il disordine sociale. Monti ha affrontatoprima il problema lavoro, per ottenere necessari risultati immediati,rilevanti e in poco tempo, mentre quello della Giustizia da rifondarerichiede tempi molto lunghi (diciamo alcuni lustri) e forse è statoopportuno rinviarlo per prendere di petto problemi di più immediataefficacia nel frenare la corsa verso l'abisso. In tutta la canea sollevataper tale riforma, una cosa proprio non la capisco: la reintegra nel posto dilavoro. Penso che quando il rapporto di lavoro sia stato spezzato, sia anchesaltato quello che ne ritengo il fondamento: la reciproca stima econvergenza di interessi tra il lavoratore e il datore fusi nell'interessedell'azienda. Nel caso in cui entrambi ritengano di tornare indietro eriparare il vulnus, nulla si dovrebbe opporre alla ripresa (anziprosecuzione) del rapporto di lavoro. Negli altri casi fissare compensi perl'ingiusto danno subito (dal lavoratore, ma anche dal datore). E talecompenso dovrebbe essere determinato da autorità terza, dalla magistratura (ma richiamo la considerazione iniziale). Problema impegnativo, forse non del tutto risolvibile con legge perché etico. Ma quando la rottura sia avvenuta per motivi discriminatori (come s'usa dire), allora la reintegra mi sembra un vero e proprio assurdo, perché il rapporto non è stato ferito, ma addirittura disintegrato: non si può mettere insieme il diavolo e l'acqua santa.